sabato 30 dicembre 2017

MENU A LA CARTE

Pensandoci con più calma, perché adesso finalmente il ritmo e le necessità di pubblicazione e relazionali sono mutate, i motivi profondi di miei malesseri e disagi nella mia avventura virtuale appaiono evidenti. Non giustificabili tout court ma certamente comprensibili. La comprensione non mi salva da una malinconia profonda, difficile da spiegare. Certo questo post dovrebbe essere messo a prefazione di tutto ciò che ho scritto in rete perchè spiega e risponde a molti interrogativi ( e fastidi) che anche le persone a me più care mi hanno manifestato in questi anni. Se non ricordo male la prima ad evidenziare il problema fu Marina Pierani e a seguire la signora Cerrito: pur considerando valide alcune reprimende l’idea delle due blogger era che le recriminazioni, oltre una certa misura, diventavano stucchevoli. Bene, io quella misura l’avevo superata abbondantemente! Come è nelle mie abitudini rifiutai qualsiasi consiglio e così venne fuori lidea (falsa) che io fossi ignorante e arrogante, che non fossi inquadrabile in nessun schema ideologico perchè in realtà non possedevo alcuna logica o volessi mantenermi in linea di galleggiamento sempre e comunque. Che fossi quindi una persona subdola e utilitaristica. Se osservaste tutto questo da una prospettiva più ampia finalmente comprendereste quanto sia veramente piccola e sciocca la questione: atteggiamenti infantili da web, sussiego, ripicca, come se queste righe, le mie e le vostre, fossero la quintessenza della vita, come se i litigi, gli equivoci siano degni di essere considerati un grande problema , qualcosa per cui strapparsi i capelli o peggio. La mia realtà intima dice altro a mio parere. Dice che ponendosi a contatto e in comunicazione col mondo esterno, uscendo verbalmente dal chiuso di una stanza, una tastiera e un computer, confrontandosi quindi, tutta l’enorme distanza tra il mio mondo intellettuale e il resto mi ha regalato una solitudine abissale e un senso di inutilità non gestibile. Parlo di distanza non di superiorità! La malinconia resta, netta senza discussioni, tagliente e per molti versi distruttiva: Se mi leggete salta subito all’occhio. Ma il problema non si ferma qui, quello che mi distratto, incuriosito…stregato è stato altro.
Io all’inizio usavo carta e penna, un foglio bianco e i miei segni neri, in silenzio e solitudine, soltanto io e la trasposizione in parole dei miei pensieri, non c’è cosa più affascinante della scrittura, non c’è cosa più duratura ( purtroppo in certi casi). La scrittura diventò mia già a dieci anni. Era un fatto naturale, fisiologico, amato e protetto fino all’esagerazione. Un istinto possessivo ed esclusivo, lo scelsi come mezzo di comunicazione esclusivo nei miei rapporti con l’esterno.Poi la rete mi presentò anni fa un suo derivato e cambiò ogni cosa per molto tempo. E’ stato L’IPERTESTO a spingermi sulla strada di una scrittura diversa, più ampia. Potevo cambiare ogni cosa! Caratteri, corsivo o grasetto, dimensioni, colori, giustificazione a dx o sn, dimensioni…e poi sfondi immagini, musica. Un universo tutto da sondare. L’ho usato a piene mani, ho creato una quantità di blog e in ognuno di essi ho provato esperimenti di tutti i tipi. Infine mi sono allontanato dal senso profondo della scrittura. E mi sono perso.
Negli ultimi due anni ho cercato di ricuperare pian piano i segni neri su bianco, ho ripreso me stesso e l’ho bloccato sulla mia scrittura profonda; è un lavoro improbo e mi ha dato un gran senso di colpa, forse alcuni errori non sono più riparabili, ho fatto danni a destra e a manca, non ho mai avuto reticenza a usare la parte più tagliente di me nei testi, è una specie di irresistibile follia…la sento anche ora mentre batto queste righe. L’operazione consiste nel tornare alla scrittura dopo aver navigato per anni nelle discussioni e nelle polemiche, lasciare l’ipertesto al suo ambito e riempirlo di nuovo di testo vero e pieno. Dovrebbe chiamarsi letteratura e lo dico timidamente ma seriamente. Solo in quell’ambito potrò finalmente trovare pace e morirvi dentro. Non riesco a cambiare finora, sono incapace di adeguamenti, non pratico compromessi, fondamentalmente ostico e estraneo alla quasi totalità delle mie frequentazioni virtuali. Su questioni come finis vitae e relativa legge, dinamiche parlamentari, dinamiche politiche, ideologie di questo secolo trascorso, storia italiana, cattolicesimo e Vaticano, figure papali, teologia ed Evangeli, rapporti con l’Islam, fenomeno migratorio, Europa europeisti e UE, scuola e valori educativi, Magistratura e magistrati…ma soprattutto senso del tempo dell’uomo e delle sue radici etiche pronde, per tutti questi argomenti e altri ancora ho una posizione opposta e diversa dalla vostra ( o da quella che leggo sulle vostre pagine). Lascio da parte le questioni riguardanti nello specifico le dinamiche relazionali e comportamentali dei blog, ciò che io chiamo “galateo da rete”; qualcosa di talmente sciocco da non meritare attenzione ma che invece domina ferocemente i nostri rapporti. Capite bene dunque che le diversità intellettuali e d’opinione unite a questa scontrosità di base rendono Enzo rasi finito prima ancora di cominciare. Qualcuno, superando il fastidio di aver a che fare con me, potrebbe chiedermi: perché non frequenti dunque esclusivamente i tuoi sodali? Invece di rompere le scatole con queste tue croniche lamentazioni perché non ti rapporti con persone uguali a te, con opinioni uguali, eliminando una volta per tutte il tuo è il nostro fastidio? Non posso farlo. Non ci sono sodali per come li intendo io, solo frange di pensiero unico opposto a quello descritto prima ma con l’identico vizio di fondo: assoluta predominanza dell’ideologia vissuta come assioma che tutto esclude e corrompe. La destra ha un colore diverso ma la stessa anima ignorante e arrogante della sinistra. In mezzo non c’è nulla. La logica in entrambi i casi è quella dei pacchetti tutto compreso, il menù alla carta non è previsto: per esempio ( ma è solo un esempio preso al volo) se hai opinioni di un certo tipo sul giudaismo DEVI per forza concordare con Alfatah o Hamas, oppure se sulla storia del fascismo la pensi in un certo modo conseguentemente devi gioire per piazzale Loreto o accettare come dovute le leggi razziali italiane del 1938.
Potrei continuare all’infinito, non lo faccio. Fin quando i miei testi raccontano di storie d’amore o di vita, di luoghi presenti nell’immaginario romantico di molti di voi, Del Sud come anima e stimolo letterario, riesco a sedermi al tavolo; ma non deve trapelare niente dell’humus culturale che mi porto dentro perchè esso è assolutamente politicamente SCORRETTO! Sono un apolide è chiaramente riportato sulla mia carta d’identità: senza una vera patria riconoscibile, dedito alla giustificazione della teoria “un colpo al cerchio e uno alla botte”, pericoloso, inaffidabile, insostenibile. Solitario. Non mi piace, non mi piaccio ma la spiegazione del mio fallimento nella socializzazzione virtuale sta lì e non c’è altro da aggiungere.

DEDICATO ALLA SIMPATICA FAUNA CHE FA SALOTTO CON UN CERTO SIGNORE DI CUI RICORDO ALCUNI PREGEVOLI EPITETI ( BEN CONSERVATI) E AD UNA CERTA SIGNORA CHE PUBBLICA UNA MAIL PRIVATA CHE MI RIGUARDA COME COMMENTO, IN CUI LA SUDDETTA DICE DI ME COSE ANCOR PIU' GENTILI (CONSERVATE ANCH'ESSE.)
SIETE VERAMENTE FANTASTICI TUTTI, E' GIUSTO PRENDERE LEZIONI DA LOR SIGNORI PER QUANTO RIGUARDA NON SOLO LINGUA E SINTASSI MA EDUCAZIONE E FINEZZA. MI MANCATE MOLTO.

giovedì 28 dicembre 2017

E' strano

Certo è strano: quasi tutti i blog sono dei salotti più o meno aperti: vi si aggirano sempre gli stessi ospiti. Ci si commenta sempre "tra noi". Non lo trovate un po' stucchevole? Non lo ritenete un indirizzo contrario all'idea di comunicazione e confronto più ampio?
Non perchè io sia diverso in assoluto da questo clichè ma perchè sento che tutto questo è una forzatura ed io non ne vorrei far parte.

mercoledì 27 dicembre 2017

Addio



Ho detto addio a molte cose negli ultimi 20 anni: scioccamente sono rimasto in attesa di un nuovo che le sostituisse. Vestito a festa, lustrato da capo a piedi, fidando nel mio intuito e nella buona volontà comune. Sto dando l’addio ad altre cose ancora, il sogno interiore dal quale erano nate lo conservo dentro di me come lo stampo intellettuale che comunque ho vissuto. Ma L’ADDIO RIMANE, inequivocabile. Sono giorni terribili, passeranno dopo aver schiantato un certo numero di vite; chi resterà potrà dimenticare (è sempre un buon sistema) o imbastire un’illusione più articolata e duratura. Scrivere su un blog ha le sue stagioni come la vita. Vi sono momenti che nascono e crescono in modo estraneo a quello che mostri di te in pubblico: sono vite diverse e parallele, righe che non hai scritto perchè non sapevi, non immagginavi, non riflettevi. Però sono lì davanti a te e ti osservano, forse ridono di te e attendono il tuo ennesimo tracollo.

sabato 23 dicembre 2017

Enzo così com'è

E dirò, finalmente fuori dai denti, che è inutile nascondervi e nascondermi il possente impulso oscuro verso l’estinzione: che splendida e sensuale amante!
Rincorsa nei giardini di un’adolescenza solare, posseduta a scatti nella giovinezza inquieta, e amata con tutto me stesso,sì con tutta la forza del mio intelletto, in questo scorcio di inutile maturità. Forse la bellezza deve per forza far rima con la rarità. Ma è un peccato. Io scrivo nella speranza che il profumo della mia esistenza resti nelle teste di chi ho incontrato, qui e altrove.
Però in certe mattine silenziose e assenti come questa, quando apro il mio blog mi sento pulito; non devo dire a nessuno da dove vengo e dove mi dirigo. Quello che ho scritto mi sta davanti ed io lo guardo con grande serenità. Svaniscono le discussioni, le incomprensioni, gli asti, resto io solo e pulito, senza alcuna altra specificazione. Enzo, così com’è.

mercoledì 20 dicembre 2017

Casa mia



Inutile dissidio delle ultime
Cinquantotto estati.
Parole esitanti, stonate,
risibili caricature del mio
sosia che malamente recita
il ruolo che fu di altri.
Quando certa sarà stabilita
La mia definitiva
inutilità
vecchiaia e saggezza mi riporteranno
a casa mia.
La porta sarà aperta,
abbraccerò le pareti bianche
mi confonderò con esse.
E infine non ci sarà più nessuno
che mi dirà che troppo grande
è stata la malinconia di vivere.

martedì 19 dicembre 2017

Basta

Ho la quasi certezza che pochissimi passino da qui. Ho anche la stessa sensazione riguardo alla lettura nel senso che pochissimi leggono ciò che si trova sul blogroll, eppure sono indicazioni importanti.
Ho detto basta molto tempo fa.
Non ho responsabilità alcuna nè potere alcuno sui commentatori che dialogano qui, posso solo moderarne gli ingressi o cancellarli quando vi poso lo sguardo sopra. Non ci vuole una intelligenza particolare per capirlo...ma forse sono circondato da idioti.
Se vengo maltrattato senza motivi evidenti ( e su un blog l'evidenza è pubblicamente esercitata con ciò che si scrive) in genere non ingoio il rospo. Ho un brutto carattere nell'accezione che ho carattere in un mondo di smidollati.
Ma so capire quando una cosa è finita però pretendo di dirlo anch'io. Motivando ciò che dico.
Per la seconda volta entro in un blog senza ferire nessuno ed esprimendo la mia personale opinione che sfido chiunque a ritenere offensiva. Per la seconda volta vendo ridicolizzato  e infangato con un sussiego non giustificabile. Non ci sarà una terza volta.
A quelli che commentano e leggono, che capiscono e non intervengono in quelle che certamente considerano " pettegolezzi da condominio" o reazioni sconsiderate di un uomo geloso (???) certi interventi dico loro che li comprendo bene.  Ma sono completamente fuori strada!!! Il ridicolo e schifoso galateo da rete di cui parlo nel blogroll a lato è esattamente questo: puoi essere maltrattato in pubblico e nessuno dice una sillaba ( saran fatti loro...).
Balle sono fatti di tutti! Perchè altrimenti non parli così, non usi casa tua  e il tuo territorio inteso come l'insieme di chi ti legge e commenta come arena su cui esporre l'idiota di turno che non può nemmeno ribellarsi. Queste cose le scrivo da anni ma non serve evidentemente. Può servire scriverne qui? Può capitare che qualcuno dei saccenti luminari della corte della blogger in questione possano leggere e riflettere? Ogni blog è di chi lo compila questa dunque è casa mia e a casa mia io dico che i nominativi restano dove sono nel blogroll al contrario a perenne memoria.
 Ore 23 25 -
Non vuoi che io compaia si è ben capito. Non succederà più, non a casa tua, conosco il rispetto più di te. Un commento pulito cancellato, ovviamente insieme al tuo molto più scandaloso del mio perché chiariva molte cose di te e di me. Per evitare che venga fuori un aspetto della tua personalità poco gradevole? Per poter continuare a cinquettare con i tuoi adoratori senza terzi incomodi. Addio Tez ma un po' dovresti sentirti ridicola. Nonostante la tua elevata qualità di scrittura.
Hai ragione un blog non è una chat quindi non usarlo a quel modo, spero che tu lo abbia imparato.
BASTA!
Le pubblicazioni continuano. Io non dimentico nulla. In un'altra vita non sarà lo stesso ma noi saremo ormai lontano anni luce.

lunedì 18 dicembre 2017

Una liberazione

La mia amica lo sa: cerchi l’armonia che hai sentito una volta e la insegui per una vita intera… quando infine ti accorgi di essere solo in tutto questo può essere normale pensare di lasciare cadere le braccia. Sono fragile, non lo nascondo, il senso d’inutilità per gente come me è sempre in agguato. Il blog è aperto, il blog è un’altra dimensione e necessita probabilmente di un approccio diverso… sinceramente mi sento “forzato”. Io ho, per fortuna, l’età in cui molte cose perdono la loro connotazione mediocremente ideologica e acquistano invece una valenza pìù elevata e segreta. Di essa scrivo come posso, ad essa guardo come ad una liberazione.

sabato 16 dicembre 2017

Autocoscienza

Sfoglio con attenzione le pagine di questo blog, ne studio le righe e resto silenzioso ad ascoltare l’eco di parole ormai lontanissime: in fondo non mi dispiace sia così. Ho una lucida coscienza di me stesso, non crediate sia privo di capacità di auto valutazione: un blog gestito dal sottoscritto non poteva essere diverso né poteva aspirare a simpatiche levità sociali.

giovedì 14 dicembre 2017

Palermo 1980 – 40 anni dopo



PALERMO
Perduto fra le stelle
della città,
le luci stupidamente
timide
accorse ancora una volta
a dimostrarmi il loro
affetto
dico loro che è finita.
Più in alto altre stelle
antiche
corrono senza sorriso come
sipario
a parole già dette,
a sguardi già consumati.
Estraneo verrà il giorno
a svanire le luci delle nostre
illusioni.

martedì 12 dicembre 2017

La mia bacheca esistenziale

La scrittura prevede uno scatto in più, una fede e una volontà diversa. Sui blog è facile dissolversi dentro la corrente di scritture assolutamente simili, di parole che hanno perso l’anima originaria pur conservando un bell’abito esterno. In questi casi il blog lo si tiene così sospeso come una fiammella che si agita piano e in silenzio, io non so immaginarne il futuro. La mia bacheca esistenziale è qui la vedete, non chiedetemi perché vi scrivo sopra o per chi: voi forse lo sapete? Quanto sappiamo di noi? Quanto veramente riusciamo a scrivere di noi? Dove si è fermata la nostra vita l’ultima volta e ci ha dato l’opportunità di inchiodarla sulla pagina?

domenica 10 dicembre 2017

Due volte bastano ?

Ho amato due volte in tutta la mia vita, la seconda volta è stata dura perchè la prima ferita era stata profondissima. Non ci sono tante chances per l’amore, una o due e poi stop, poi solo i ricordi su una pagina, un post sugli amori perduti che vagano là in alto come personaggi in cerca di autore e non ne avrebbero bisogno. Qua in basso restano solo le conseguenze della perdita: un vuoto secco di anima, un disperato tentativo di far finta di niente. E le mani vuote senza più magia in attesa che venga il tempo giusto per poterne parlare in modo appropriato perchè l’amore alla fine è un patrimonio stupendo che resta come resti tu. Bellissimo e innamoratissimo un attimo prima del crollo di un’epoca, ma se giri la moviola al contrario e spacchi un fusibile diventa tutto un lunghissimo rallenty e lì dentro le donne sono di uno splendore assoluto e tu perfetto con loro in quel trailer. Spero che voi siate innamorati. Io non più.

venerdì 8 dicembre 2017

Senza invito ufficiale

Ho ritrovato adesso l’identica infinita lontananza che puntualmente e a cicli mi viene a far visita: Un tempo la chiamavo amore, oggi se mi permetto di farle osservare che non c’è stato un invito ufficiale mi risponde con suprema e altera pacatezza che l’invito è insito nella mia vita, nel mio sogno.

mercoledì 6 dicembre 2017

Latifondi dell’anima


Mi chiedo in questi giorni cosa ho da offrire. Quello che scrivo? Quello che penso? Quello che non dico ma si intuisce? La mia meditata confusione? Il mio stato generazionale sui generis? NON HO FINITO, VORREI NON FINISSE MAI. Finirà! Gli spazi che cerco hanno un timbro inconfondibile: mi attraversano e ricompongono le mie fibre ad un nuovo avvenire. Sono i latifondi dell’anima.

lunedì 4 dicembre 2017

Terra promessa

Dei giorni prima del 15 ottobre 1960 non possiedo che ricordi sfilacciati, vaghezze con alcuni lampi fortissimi in mezzo ad una nebbia senza confini. Il fortissimo trauma cranico di quel pomeriggio lontano giocando con i ragazzini in un oratorio del centro, si è portato via tutto o quasi. La mia vita ricomincia il giorno dopo in una corsia d’ospedale: apro gli occhi e sento di avere la testa fasciata e di percepire un ronzio diffuso, il viso di mio padre e mia madre è la terra promessa. Prima viveva un altro Enzo ma se n’è andato giocando in un cortile di Milano: di quel bambino mi son rimaste alcune cose isolate: la gioia per alcuni palloncini in via Dante a Milano il colore del vecchio mobile nella casa della nonna nell’antico paese siciliano, l’odore penetrante di stallatico del carretto su cui in estate attraversai la Val di Mazara… Il senso del mare una mattina quando scoprii le orme dei gabbiani sulla spiaggia e il sole era già alto. Il rumore del vento dolce dall’Africa fra le colonne doriche. Quell’Enzo non ha altra memoria di sé.

giovedì 30 novembre 2017

Al centro

La letteratura e l’arte europea, in alcuni snodi fondamentali, sono state siciliane. Il metafisico poi e la particolare fusione di umori generati da una posizione e una storia al centro di un mare come il Mediterraneo sono solo un plusvalore che ciascuno può gestire come vuole; la poesia e l’assoluto che ne discendono non sono certo programmabili, sono, punto e basta. Oggi più di ieri, del sud e della sua isola più grande questo paese non può fare a meno. L’effimero ci prende, ci possiede: la relatività ci permea da secoli… ve la regaliamo. E’ un dono prezioso e un punto di riferimento contro l’assolutismo continentale che tutto vorrebbe chiuso in “logiche di mercato”. Avrei voglia di dire altro ma rimanderò ad una prossima occasione il desiderio di raccontare altro della mia terra “metafora” dell’Europa come diceva Leonardo Sciascia.

martedì 28 novembre 2017

Una comune sconfitta

Ho sogni, sogni bellissimi e vasti come il mare, talmente perfetti da lasciarti sbigottito. In fondo vivo di sorprese: stare sul web è una di queste. constatarne i limiti un’altra, rendersi conto che la volgarità è da ogni parte intorno a noi, e che ogni giorno, inevitabilmente, soffochiamo nell’imbecillità diventa infine l’inevitabile conclusione. Io faccio parte di questa comune sconfitta, che la dichiari in buon italiano e serenamente non ne cambia i connotati, mi rende solo più ridicolo.

domenica 26 novembre 2017

DI SERA



E’ quando la luce vacilla
e va via che arrivano gli altri colori.
Tornano a grumi i ricordi
come collane delle altre vite
che io ho finto di dimenticare.
Si riflettono in questa,
danzano sui miei capelli,
mi trascinano, timido, in un ballo
pubblico sotto gli occhi di spettatori
diversamente interessati.
A volte rovescio il capo all’indietro
e mi concedo.
Allora è bellissimo,
i cieli, le strade, le stagioni,
i visi e le parole, mi sfondano
il cuore
senza farmi male.
Allora io sono vero, senza luci di scena
falsi eroismi, concrete paure.
Sono quel che mia madre ama e teme io sia:
un lucido errore che riconosce se stesso.
Aspetto che gli astri terminino
il loro ciclo, domattina non potrò dire di aver sognato
non riesco mai a dividere esattamente
i sogni dalla realtà,
l’oggi da ieri,
i miei occhi stanchi dai miei piedi
di bambino.
E’ di sera che il quadro si compone
ed io che sono malato
alzo il viso verso l’eco delle mie ombre
in direzione del mio respiro lontano.

Sera del 9 luglio 2007

venerdì 24 novembre 2017

Taormina

Taormina è stata creata dal turismo di elite tedesco e inglese di quel periodo, da visitatori consci e stupiti dell’immenso patrimonio paesaggistico che si presentava ai loro occhi e che vi si persero dentro. Molti di essi vennero a consumare i loro ultimi anni su questo poggio che guarda lo Ionio da un lato e il grande vulcano dall’altro. I bar e i locali famosi che fino agli inizi degli anni 60 fecero la storia e l’educazione sentimentale di gran parte dei catanesi e delle signore capitate per caso in corso Umberto non hanno alcun senso senza l’abbraccio malizioso dello spazio attorno a te che solo può regalarti uno sguardo, un accavallarsi di gambe o un seno intravisto nell’atto di sorbire un gelato. E’ questa la magia che il luogo ha conservato. Solo così puoi pensare: resto per capire e morire.

mercoledì 22 novembre 2017

Appartenenza esclusiva


Ho cambiato spesso i luoghi dove vivere, ho provato a diventare cittadino del mondo, di questa piccola parte di mondo che mi è toccata in sorte, ma non sono un uomo adatto per tutte le stagioni. E’ stata una forzatura: appartengo ad una sola città, anzi ad una parte di essa e le stagioni, una volta passate, si possono ricordare senza impegno eccessivo non rivivere.

lunedì 20 novembre 2017

La mia generazione

La mia generazione per lungo tempo se l’è dimenticato, ha volto lo sguardo altrove disperatamente: la mia generazione nuotava nell’eroina e aveva una bravura particolare nel farsi male. Le punte di diamante della cultura giovanile e della musica che cambiarono il mondo e il nostro modo di percepirlo, sono state spazzate via dalle droghe e da eccessi d’ogni tipo. Qualcuno dice che le generazioni precedenti sono state decimate da altri sistemi, più stupidi, più pericolosi….e meno divertenti: guerre e ideologie del cazzo. La mia età cresce a dismisura e senza ritegno. Lo fa anche contro quel minimo di decenza che il mio aspetto generale vorrebbe far credere: sto per finire e la conclusione è dietro l’angolo beffarda. Sono io che mi fingo e discuto in modo apparentemente tranquillo del mio trascorrere: dico non ho finito. E’ una bugia

Mostro

Voglio facilitare il compito dei blogger che dovessero passare di qua dopo essere transitati dal blog di SabinaK: il mostro sono io.
Tutti voi conoscete la favola del bambino e del re nudo, chissà chi è più mostruoso, chissà dove andrà a finire questo mondo di blog.

sabato 18 novembre 2017

Matraxia

Decine volte mi sono affacciato sul mar d’Africa in questi anni per cogliere la metamorfosi da vita a forma, la dialettica eterna, l’ossessione di Luigi Pirandello. Il mare in fondo alla vallata pigra è lattiginoso, sempre placido e sfumato in un chiarore che racconta lunghe partenze ed infiniti ritorni. Lo ricordo così dalla prima volta: dalla visita dei miei dodici anni con padre e madre a sorvegliare la mia inquietudine. La signorina Matraxia mi amò, in un tempo lontano ed io amai il suo essere schiva e proibita; mi ripetevo, di tanto in tanto, più il suo cognome che il suo nome, quel suono così “greco”e deciso. Giulia Matraxia, mi accorsi di amare più il tuo muoverti altero che il sapore della tua bocca, e quindi ti lasciai.

giovedì 16 novembre 2017

La solitudine com’è

La solitudine resta com’è, scritta o cantata non perde l’abito che le è proprio. Lei sta lì entra e esce da questo spazio o da altri: mi possiede. Certe volte penso che era già accanto a me quella sera di febbraio quando mi sedetti in sala e le luci del grande teatro pian piano di abbassarono per lasciare spazio all’orchestra

martedì 14 novembre 2017

Ventuno anni

Fuggire, staccare con rabbia, andare via senza bisogno di voltarsi indietro perché, dentro il cervello, il quadro è perfettamente chiaro e definito: le strade, le piazze e le abitudini che vi sono cresciute dentro, i visi e i profumi. Decisi a ventuno anni che era ora di cambiare; è incredibile la facilità dolorosa e animalesca con la quale a quell’età si ritiene di poter costruire il mondo. Ridiscendere la penisola con un obiettivo diverso da quello del turista di lungo corso fu la nuova affascinante avventura che mi si parava davanti: un nuovo mondo e altre possibilità esistenziali, soprattutto l’occasione di non ripetere gli errori già fatti e non ripercorrere sentieri senza sbocco. Un’altra grande illusione con cui nutrire la mente: vi sono dentro tuttora.

Solo quest’uomo


Io sorrido pensando al numero di sciocchezze che si partoriscono da giovani, alla quantità di proclami e posizioni “imprescindibili” assunte attorno ai ventanni. Di prime e d’ultime volte ce ne sono state troppe nella mia vita: alla fine le une e le altre si sono eliminate a vicenda. E’ rimasto solo quest’uomo che osserva il tramonto dal balcone con la camicia sporca e le mani imbrattate, solo questo.

domenica 12 novembre 2017

Pioverà


Il cielo è grigio stasera, forse pioverà, forse l’acqua si porterà via tutta la terra accumulata dalle nostre impotenze. E’ stasera che Enzo si prende la testa fra le mani e vorrebbe riprendere a fumare. Stasera che i giochi si sono invertiti e la solitudine si vende a prezzi di realizzo. Lascio il gatto sul divano e il cuore spazzato via dagli anni sbagliati, buona musica sapete, un evergreen di quelli che tutti abbiamo amato. Suonerà ancora a lungo: certe volte la verità è un sorriso quieto che ci ostiniamo a cercare lontano ed invece è lì accanto a noi, è il primo bacio che abbiamo dato quello che non si scorda mai e non ti tradisce come invece ti prendono in giro le parole e i discorsi intelligenti fatti solo per altri fini.

venerdì 10 novembre 2017

Gemelli

Ho sempre vissuto male lo sdoppiamento mentale tra le mie due anime (e non mi venite a dire che si capisce che sono dei Gemelli): quella lirica, lontana dal mondo in cui sono nato, balcone privilegiato su quell’altra in cui, invece, mi agito e mi incazzo, fatta di uomini e donne, di azioni e di strade che passano sotto i balconi delle idee e se ne fregano di sporcarsi e mischiarsi pur di riuscire a diventare vita.

mercoledì 8 novembre 2017

Sofisma e parola

Tra usare questo tipo di spazi ed abusarne il tratto è breve, stuprarli può essere alla fine la logica conseguenza. La parola di tutti noi è la nostra padrona: esiste un luogo in cui la parola influenza e modella le nostre sfere affettive e relazionali ed è questo. Non ha importanza per chi mi ascolta che io affermi la verità è più utile e in fondo soddisfacente che io lo convinca di esserne il latore, questo è l’antico assioma da sempre presente nelle pieghe della comunicazione. Sui blog o su un giornale, in un salotto o in aula parlamentare esercitiamo retorica ma senza sofismi e quindi senza cultura e questo è il motivo profondo delle nostre cadute dei nostri anonimati vergognosi e del nostro smarrimento diffuso. Abbiamo dimenticato l’arte di ascoltare, l’acuzie del particolare, quello che ci è restata è la paura di pensare. Non è possibile comunicare tramite il linguaggio ciò che è. Il linguaggio non ha nulla a che fare con la verità, non è possibile dire ad altri come realmente stiano le cose. Bisogna aprire uno spiraglio, una chiave segreta che non abbiamo mai calcolato: il sofisma per giocare con le regole dell’assurdo. Resta soltanto la cruda verità dell’impossibilità di comunicare. Bene chiudiamo i blog, non è un’idea malvagia visto il nulla che ci circonda.