mercoledì 20 settembre 2017

IN QUESTO LUOGO UNA FUGA

Non tutte le faccende hanno appigli che consentono almeno una parvenza di comprensione; questo blog è una fuga, ben vestita (credo) e organizzata con la logica di un maturo signore ricco d’esperienza e solitudine; le righe scritte o riscritte sono il riflesso di un concetto esistenziale che non prevede l’età ma la surclassa, ci gioca e pensa scioccamente di averla fatta fessa. E’ in questo luogo che gli anni riesco a tenerli a bada, solo qui posso permettermi di sbagliare e poi disquisirci sopra con charme e in rima. Fuori da qui ci sono solo schiaffi in faccia…qualcuno di essi riesce ad entrare fino all’anticamera di queste pagine. Non mi sono arreso ma questo non elimina la mia sconfitta nell’altra vita, là dove tra i 18, i 38 o i 60 la differenza esiste ed è palese. Cerco di vivere questa e quella, anzi ho provato talvolta a essere poligamo e farle risiedere entrambe vicino al cuore. Non ci sono riuscito, le due signore sono litigiose e incompatibili l’una all’altra, non ho alternative a questa dicotomia. Però dentro la mia vita “mentale” il concetto di errore è diverso e ha ragione chi dice che spesso amiamo le cose che apparentemente disdegniamo secondo la logica corrente; forse è solo il tentativo di nasconderle o proteggerle dai poliziotti dell’altra vita, quella in cui siamo debitori di qualcosa a qualcuno. Il senso vero e profondo di scrivere e di farlo così è quello di nobilitare quel mondo di emozioni e idee che fuori da una pagina sarebbero accantonate in un angolo a fare tappezzeria mentre le squillo di lusso dell’alta società divorano le notti fra brindisi e scopate da alta moda. La bellezza vera trascolora se non la nutri d’amore, rinsecchisce e invecchia fino a svanire anche dai ricordi frammentati in questi giorni in cui le sconfitte sono uno standard consueto. E’ qui che un sorriso davanti ad un tazza di latte diventa un brindisi scintillante, qui che una riflessione attenta trova lo spazio della comprensione, qui e soltanto qui, dentro questa via di fuga. Ma anche in questo luogo NIENTE E’ PREVEDIBILE, NIENTE E’ SICURO. Non ho più prospettive virtuali, non ho la “vostra “ educazione, non possiedo il vostro stile e non pretendo di imporre il mio. Ho solo questo luogo e non riesco ad immaginarne il destino: strano per uno come me che conosce bene la storia e ne ha scritte tante.

domenica 17 settembre 2017

L'ASSASSINO SILENZIOSO

L’amore che si presenta alle spalle
di notte è un assassino silenzioso.
Scivolo tra le sue braccia
per sfuggire al mio destino.
Dibattersi, negare
cambiare il suo disegno con una poesia
bilanciare con i miei frammenti
il suo sorriso finale è l’ultima sciocchezza
di quest’uomo.
Stanotte non finirà così
Per molto tempo ancora
tralascerò quella virgola che fa da confine
tra la vita e i giorni vuoti.
E voltandomi ti bacerò come tu non hai mai provato
Mi ucciderai certo ma non sarà invano
ti accoglierò da solo
stanotte.
Come sempre sono stato
e ti guiderò la mano
e per un lunghissimo attimo
capirai.
Dopo sarà troppo tardi
Troppo facile
troppo rapido e lontano


Devo essere sincero “stanotte” piace anche a me: l’ho scritta di getto come se fosse già presente dentro la mia mente e non aspettasse altro che uscire. Era notte alta e dovevo liberare il cuore da un peso decennale e crudele, non serviva altro che scrivere e farlo con dedizione sincera. Dopo, un minuto solo dopo è trascorso un intervallo infinito: esso ha annullato qualunque malinconia, qualunque ridicolo pietismo.Io sono asciutto dentro quelle righe, non c’è nient’altro che la coscienza lucida di sè. Nessun rimpianto, la vita soltanto e l’amore o l’idea di esso, il profumo che chiunque lo abbia provato non dimenticherà perchè è una necessità senza do utdes, senza formalismi, senza età…solo io e quell’idea viva e terribile.

mercoledì 13 settembre 2017

POSTMODERNO

Un po’ vi odio, soprattutto quando andate molto vicino alla verità: un po’ vi vedo quando scuotete la testa o dite ci è o ci fa? Però dovete capire che questo blog è già quasi interamente scritto e c’è un motivo, anzi forse più di uno. Io sono fuori per adesso, ma ho trascorso la mia vita dentro e fuori due o più dimensioni parallele: non sono riuscito a far coincidere il Dott. R....medico dentista, divorziato da circa 20 anni, libero professionista in Catania con gli altri me. Per esempio con Vincenzo pelo rosso del movimento studentesco di Milano del 1970, con Enzo occhi chiari di Tiziana, con lo stesso di Ornella , con Enzomio di Giusy davanti al mare di Trapani, con Vicè di Radio Elle Palermo 100, 1 mGhz di frequenza stereofonica notturno sopra la città del 1978. Non ci sono riuscito nemmeno con gli altri belli esemplari di omo minchionis postmoderno come Enzo facciamo l’amore subito qui dietro villa Bellini del 1980 dentro questa cinquecento e il tenente d’artiglieria a Modena del 1981 ( si metta sull’attenti quando legge!). Qualche volta ci ho provato, qualcosa o qualcuno mi ha illuso di esserci riuscito.. Papà mi registri un pò di quella vecchia musica che ascoltavi quando eri giovane?… sto per arrivare Enzo, ti amo… lei è un uomo in conflittualità permanente, accetti questo 24 o è peggio per lei… Collega Riccobono non penserà davvero che queste sue teorie sull’ordine dei medici siano accettabili?… sei in ritardo di 15 giorni sugli alimenti Enzo! La sensazione che ho da qualche anno è di essermi fatto stuprare, di aver permesso l’attraversamento libero e di averlo condiviso ignorandone l’effetto finale. Certo ci sarà pure un modo di sistemare prima o poi tutto questo materiale sullo scaffale: il blog che ogni tanto sfogliate serve anche in tal senso…o no? Il Blog, tutti i miei blog, sono una parte della mia vita, quella che sono riuscito a scrivere perchè scrivo da sempre, sui quaderni con copertina nera degli anni 50 delle mie elementari ( quaderni che mia madre, la mia incredibile e amatissima madre conserva ancora) o sulle agendine da novello Heminguay degli anni che sono seguiti. Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco. Il blog lo ripeto è già scritto, lo è stato da sempre, WordPress o Blogspot sono stati solo l’occasione, il mezzo per travasarci dentro tutta la parte di me che ci entrava, era scontato che tracimasse e rompesse i cabbasisi ai vicini…non sono un rompicoglioni, sono curioso e purtroppo so leggere e scrivere e lo sanno fare tutti gli altri me stesso che mi accompagnano. Non sono nemmeno così misurato e classico come faccio credere ( un po’ mi diverto) però non posso sfuggire nèalla mia educazione familiare e sentimentale nè alle mie esperienze: ci provo talvolta ad accomodarmi in salotto ( sono bravissimo anche in jeans e t-shirt) ma poi mi chiamano dalle altre stanze… Enzo che minchia stai dicendo? Enzo non so che fare di te… Cinzia sei per sempre… figli miei non ho una lira quindi stasera panini al lungomare… Dottore lei non è di qua vero? Si sono di qua e di là… mi accorci le maniche di questo smoking e faccia in fretta… Riccobono il suo tema è da 10 ma poichè non sono uso dare il massimo… Immaginazione al potere… Compagni del movimento siete fascisti! Voglio chiudere il cammino qui nella mia isola e davanti al mare: mi pare bellissimo. Prima chiuderò questo blog ma solo quando le parole saranno esurite, nella speranza che risuonino ancora a lungo nella testa di qualche giovane blogger che nulla sa di me e delle mie sciocchezze (rido a pensarci). Certo se in rete dopo qualche anno i blog fermi vengono cancellati…per favore copiatemi tutto come un incunabolo del trecento e ripostatemi altrove. Anche senza citarmi che tanto vengo fuori lo stesso. Anche con malizia. Anche con affetto se ne avete. Tanto prima o poi scriverò altrove mi hanno detto.

domenica 10 settembre 2017

I CENTO PASSI

Nel maggio del 78 io avevo 26 anni e trasmettevo in una radio libera di Palermo: mi piaceva da impazzire, forse troppo. Ero uno dei più duttili e alternativi Dj di quell’ambiente, sicuramente il meno inquadrabile dal punto di vista ideologico. In quegli anni trasmisi quasi di tutto, dal rock aggressivo dei Led Zeppelin, alle ballate di De Andrè, dalla chitarra di Jimi Hendrix a quella dei Dire Strait, non intaccavo, non intaccavamo la struttura sociale della città. Peppino Impastato sì. Noi mandavamo musica, camminavamo per le strade di Palermo e Palermo continuava ad essere divorata dal cancro al suono del rock ‘n roll: il grande sacco della città era quasi al termine nel senso che non c’era più quasi niente da mangiare. Una delle più belle e interessanti città del Mediterraneo ridotta ad un ammasso fetido di cemento e sfruttamenti gestiti da una classe politica identificabile col gotha della criminalità organizzata. Le radio private palermitane trasmettevano De Gregori ( il compagno De Gregori) e gli Area… Radio Aut cercava di trasmettere l’alternativa e l’opposizione con mezzi economicamente e tecnicamente risibili. Francamente non c’era partita e nessuno di noi aveva realizzato il problema; voglio dire che Impastato era un isolato, era come se la sua azione fosse un fatto di nicchia politica e ideologica avulsa da tutto il resto. L’isolamento umano e intellettuale che costerà la vita a Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e altri con Peppino Impastato ebbe ancora più facilmente ragione di lui. Oggi probabilmente, con questo Web e questa diffusione di voci, sarebbe stato diverso o comunque più difficile; eppure una delle componenti intellettuali che danzarono in modo macabro sulla fine annunciata di questo ragazzo è ancora presente, l’ho capito ieri mentre scrivevo di lui. Abbiamo ancora l’orribile e subdola tendenza a considerare certe morti come un fatto DI PARTE, certe morti come la fisiologica conseguenza di un preciso percorso culturale e, spesso, il nostro cordoglio è finto, di circostanza, non ci appartiene perchè non è la nostra guerra o la nostra idea. Peppino fu pianto in silenzio dai suoi pochi amici, il mondo delle radio libere di allora non disse nulla, la città non disse nulla, la gente si girò dall’altra parte. I cento passi erano solo all’inizio. La libertà, il confronto, la divergenza di opinione, la musica e la cultura sono un patrimonio di tutti non hanno, come ancora accade oggi, una tessera di partito o movimento: questo è il motivo per cui io oggi, molto più di 34 anni fa, piango quella corsa verso la civiltà e la dignità. Oggi la sento più mia che in quegli anni in cui scivolavo assieme ai miei coetanei tra le pieghe di un’ideologia colorata e vuota, la stessa di ora se la guardate bene. Ci tenevo a dirlo ora che che ancora una volta siamo davanti ad una svolta epocale rischiando di rifare come minchioni i medesimi errori.

giovedì 7 settembre 2017

UN GRANDE PECCATORE

Ho colpe pesanti: privilegio il rapporto con il sesso femminile e ciò mi penalizza, non c’era bisogno del web per averne conferma; non sono malleabile, meglio non lo ritengo necessario, quindi urto e ferisco. Cosa c’è di nuovo in tutto questo? C’è che il mio limite sostanziale e formale s’è scoperto limitato e inadeguato alle dinamiche dei blog il cui grado di ipocrisia e violenza, di stupidità spacciata per cultura, mi si è rivelato insostenibile. Da questo concetto ne discende naturalmente un altro: quello di una superbia intellettuale e “sociale” non gestibile senza una muraglia che la difenda da orde di barbari vaganti nella brughiera. Della blogosfera ho in generale una pessima opinione: scarsa sintassi, mediocre letteratura, inciviltà comunicativa a gogò: in pratica lo specchio della nostra società morente. Ma mi piace scrivere, ho eletto la scrittura a mio mezzo privilegiato di comunicazione fin da adolescente e scrivere su un blog è un grande stimolo per me; purtroppo non sono capace di seguire con costanza nessun blogger. In genere leggo con maggior interesse i blog molto distanti dal mio mondo e dalle mie idee: poi mi girano le scatole, dico la mia fuori dai denti e va tutto sottosopra. Le affermazioni iniziali di merito anche se sincere devono poi confrontarsi con il resto, qui il resto è il web e non somiglia neanche lontanamente ad un libro cartaceo. Se, come me, tu scrivi del tuo personale in pubblico ( e il personale quando è vero si sente a naso) nasce il problema di alienarsi dal personale nelle risposte e commentare semmai il nocciolo del discorso portandolo su un piano più generale. Sembra una cosa semplice ma non lo è: così i blog tendono inevitabilmente a scivolare verso la chat e da lì in poi il gioco è fatto soprattutto se il dialogo avviene tra una donna e un uomo. Entrambi sono irresistibilmente attratti dalle rispettive parti maschio-femmina e il blog con un certo tipo di comunicazione diventa sempre più lontano.

domenica 3 settembre 2017

THE TIME THEY ARE A CHANGIN'

L’estate di 45 anni fa di questi tempi era pronta a partire ed io stavo per mettere le mani sui miei 17 anni. Gran cosa! Il suo fiato caldo lo sento ancora: ha ingaggiato con me una gara sul tempo, un gioco che non dà nessun premio ma ti brucia dentro e che devi per forza restituire fuori. E’ una mano tesa fra le generazioni ad affermare che la bellezza e la poesia salveranno questo mondo. Crederci o meno è una possibilità come tante altre, la forza dell’amore e della vita continueranno per la loro strada e avremo tutti l’occasione di piangere, un giorno, per la felicità di esserci, di averci creduto o di doverci ricredere. Le estati sono tutte emozioni rapprese che si sciolgono sotto il sole e scivolano insinuandosi sotto la nostra pelle, sembrano diverse ma in realtà assumono semplicemente la forma della nostra vita in quel momento. L’estate è sempre l’identica rivelazione che sale sul palcoscenico con presentatori diversi, la sua apparizione suscita reazioni varie che vanno dagli applausi scroscianti all ’incredulità silenziosa, ma la sua bellezza è sempre maestosa, a me lascia ogni volta incantato, senza fiato. Nei suoi paesaggi aperti, nei suoi colori decisi e in quel senso di prospettive eterne e ripetute che ci fanno ritornare sempre all’idea che tutto è possibile, che è solo questione di tempo e i cieli si apriranno per lasciarci vedere l’azzurro e le mille strade che lo attraversano. Abbiamo di nuovo diciottanni e nessuno potrà cambiare le cose, è come il primo amore, se ne andrà ma cambierà la nostra vita per sempre. Ogni estate diventiamo maggiorenni ed è una sensazione indimenticabile, sgusciamo fra i nostri errori e le nostre vittorie, ce le rimiriamo e facciamo finta di credere che sia per sempre, condividerle con gli altri è una fede. La mia estate a guardarla da questo blog sembra perfetta e unica, punto di riferimento epocale e sociale; persino la musica suona in modo speciale. E’ quella di Bob Dylan, è la poesia della vita che ci conduce e ci salverà dalle altre stagioni e dalle mille morti che ci attendono ai lati del sentiero. Ma è un trucco, le note sono sempre le stesse ed io vesto ogni volta un abito perfettamente conservato e mi ci pavoneggio dentro. Nessuno di noi può dimenticare l’estate in cui siamo diventati grandi e ci siamo chiesti qual’era la nostra direzione e dove ci avrebbe condotto il profumo di quella ragazza incontrata la sera prima; nessuno può dimenticare che la musica era ESATTAMENTE quella che avevamo dentro, crescere è stato solo un momento, la rincorsa per tornare ogni volta al punto di ripartenza. Così sciamiamo via incoscientemente ma in fondo lo sappiamo che niente e nessuno potrà fermare la forza dell’amore e la bellezza della scoperta: The time they are a-changin’

giovedì 31 agosto 2017

L'INTUIZIONE CONCETTUALE

E difficile per me spiegare a parole la sensazione che mi accompagna da tantissimi anni, E’ vero soffro di solitudine ma è altrettanto vero che fin dall’adolescenza c’è una parte della mia vita che io non posso che viver da solo. Intellettualmente nella sfera di certe emozioni e di certe riflessioni IO SONO SEMPRE STATO SOLO, ogni volta che ho tentato di uscire dal guscio mi sono sentito a disagio come se fossi forzato in una veste che non mi apparteneva. Anche qui nei blog il distacco tra la mia dimensione intima e l’espressione scritta che ne ho prodotto non mi ha mai del tutto soddisfatto: forse i continui aggiustamenti, gli abbandoni e i ritorni hanno la loro origine dentro la segreta consapevolezza della mia personale solitudine. Ad un certo punto della mia vita ho capito che era inutile produrre tentativi di condivisione, erano sterili e per certi versi controproducenti: ho aperto i blog per provare ad essere diverso e vero, per svelarmi senza finzioni. Non funziona! O almeno funziona solo in parte, poi arrivano come sempre gli equivoci, le risse, le incomprensioni e nel frattempo si perde il tempo prezioso dell’intuizione concettuale, quella che ti fulmina in mezzo secondo e che non riuscirai a comunicare mai a nessuno se non seguendo la stessa via e la medesima intuizione. Ho scritto miliardi di righe nella mia vita, milioni da quando frequento il web. Mi pongo il problema di cosa esse siano e dove vadano, mi pongo anche un’infinità di questioni che dalla scrittura partono e alla scrittura ritornano. Devo confessare che abbastanza spesso sono soddisfatto di ciò che scrivo ma capisco che il significato vero è troppo spesso relegato alla MIA dimensione intellettuale: nonostante la mia arroganza lo ritengo un difetto. Credo che resterà tale. Ho riempito negli anni la rete di miei blog che adesso dormono “spenti” in qualche angolo, posso risvegliarli quando voglio per scherzo, per noia, per diletto o per curiosità, penso che sia affar mio. Ultimamente ho trovato più utile scrivere all’interno dei commenti e i miei scritti “nuovi” si trovano quasi tutti lì; il blog è una strana creatura molto più duttile di quanto si possa pensare, nel contesto personale, che resta intonso se lo vogliamo, si inserisce quello pubblico, croce e delizia di noi tutti, pietra di paragone culturale ostica e micidiale in certi suoi risvolti. Sarà su quel terreno che si giocherà la vera partita di un blog, nel guardarsi in faccia, migliorare la forma del nostro pensiero e la sua espressività, confrontarla con gli altri, accettarne la diversità e difendere la dignità del NOSTRO sentire. In questo, specificatamente, io mostro spesso la corda e lo scrivo. Qui scrivo anche delle mie sconfitte anzi a ben guardare sono esse le vere protagoniste di questo blog; la non riuscita, i tentativi a metà e, infine, la grande malinconia dei sogni solo sfiorati ma mai stretti tra le mani. In certi casi ho pensato, prima di mettermi alla tastiera, di provare a fingermi un’altra esistenza e altre dinamiche: chi potrebbe mai sapere veramente di me? La rete è piena di falsi narrativi e intellettuali, di castelli incantati pronti a crollare al primo alito di concretezza vitale. Ma non ci riesco, scrivo della mia mediocrità immaginando l’assoluto: se non potessi farlo più sarei privato di uno dei pochi sfoghi esistenziali che mi sono rimasti. Tutti post che ho scritto negli anni parlano di questo, sono io, credo che voi mi leggiate per questo.

domenica 27 agosto 2017

NON SI VINCE MAI - AGOSTO DEL 2010

Lo sentite questo silenzio? Uhm…è bellissimo. Alle 20 e 50 di settembre in Sicilia, davanti al golfo di Catania io mi godo fino all’ultima goccia questo silenzio prezioso. Mi piace sentire ronzare la testa, il vino bianco da 13 gradi mi ha dato la mazzata giusta e adesso sileeenzioooooooooooooooooo Sennò non capisco più niente. Devo fermarmi e rigirarmi i vostri commenti e i vostri blog fra le dita: chissà se voi, soprattutto voi del nord lo fate mai. Chissà che minchia avete letto di questa parte d’Italia, cosa avete annusato o mangiato. Che idea avete di me, di quelli come me e del silenzio. Qualcuno mi ha detto che sono iperproduttivo, può darsi. Possono anche essere gli ultimi tiramenti di un blog che agonizza però. Silenzio…c’è un pò di vento che sta passando fra le palme scampate al punteruolo rosso. Forse ha ragione la Lega non si può comunicare con i terroni, porcaccia di una miseria. Incomunicabilità degna della Salerno- Reggio. Ma non posso non dire la mia verità, al punto in cui sono non servirebbe, e non mi salverebbe…nemmeno da questi fine settimana inutili. Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc. Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano. Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato. Domani diamo la mazzata definitiva a questo blog perchè io ho questo problema, io ricordo tutto. Tutto. Anche la tua espressione Giulia quando ci siamo salutati quel giorno. Tutto scivola via dicono. Anche tu lo farai. Uno si aspetta di essere salvato da una passione sincera, dall’onestà con cui l’ha vissuta, dal sogno ininterotto di averla accanto… Minchiate!!!! Sono i desideri che salvano, la spinta a passare oltre, la crudeltà del non ricordare; ma vedi bbedda questa è una storia d’amore, ne ha tutte le caratteristiche e, come tale, vive in quella perenne sospensione di futuro e di giudizio che le è propria. Ho pensato molte volte in questi anni a possibili varianti, alle decine di “slidingdoors” che potevano aprirsi se… Infine sai cosa resta Giulia? Restiamo noi. L’infinita bellezza che si insinua almeno una volta dentro la vita di ognuno di noi: hai ragione io non potevo salvarti, è stata la bellezza a salvare noi! Tu non sei scivolata via. Quando ti ho abbracciato per l’ultima volta ero pronto a scriverti sulla bocca che non ci saremmo lasciati mai… sciocchezze vedi, ci siamo lasciati! Ricordarsi è un altro affare, è un contratto con l’infinito sai. Chiediamoci cosa saremmo diventati. Guarda, ho imparato a coniugare i verbi Giulia. Io che perdevo la pazienza e uccidevo il mio carattere per ritrovarla. Tu che entravi come una malattia inguaribile nel mio cuore. Giulia posso dirtelo? Sento ancora in fondo la tua musica… Tra di noi poteva finire con una delle solite constatazioni amichevoli di incidente di percorso… ti ho amato, è stato molto bello, risentiamoci, rivediamoci, ricuciniamoci... riscopiamoci! Invece abbiamo davanti un luminoso futuro di ricordi. Stai ricominciando Enzo! Vergognati! Giulia, lo so con sicurezza assoluta, la mia solitudine adesso è perfetta, tutte le altre vite non bastano per dimenticarci…nemmeno io sono scivolato via. Tre secondi fa ho pensato a Giulia e a quanto l’ho amata: non la cercherò, non la cerco più da anni, ma pensarla mi ha sistemato il cervello: adesso le carte si sono tutte rimescolate tranne la sua. Perchè lei bara e vince sempre. E adesso silenzio, questa storia è finita. Inchino.

giovedì 24 agosto 2017

NICOLE....CHISSA' CHE NE E' DI TE

Ho un’idea di una donna, rafforzata da una foto: ho un’immagine. Quando sono sospeso, e mi capita spesso, le due cose assieme si fondono ed esce fuori la mia fantasia personale di una blogger. Non c’è niente di male, gli umani trascendono e anche il più elementare tra di essi possiede una metafisica. Con te ho trasceso: è stato più facile che in altre occasioni perchè ti racconti senza particolari sovrastrutture, ti racconti perchè ami vederti vivere e, pur non amando la doppiezza, te ne servi. Ti posi lì e ti distacchi da te stessa, ti guardi e alla fine dopo aver capito scopri di volerti bene e capisci come curare le ferite. Sono quanto bastano, quanto ne servono a velarti gli occhi di malinconia a intimidire un sorriso. Sei alla ricerca dell’altra parte di vita: talvolta dici di desiderare la pace ma hai i temporali dentro con lampi improvvisi, e ti ostini, feroce, a cercare il senso vero di quello che ti hanno fatto. Questo è il tuo tempo adesso: procedere per disgusto verso il passato e per allegra curiosità verso il futuro. La ricerca è solo tua anche se ne fai partecipi gli altri e nessuno può vederne la fine; da fuori si interpreta, nel migliore dei casi, o ci si approfitta di una cordialità un po’ ombrosa. Non avresti aperto un blog se non fossi veramente curiosa di te stessa non saresti sul palcoscenico della vita se non nutrissi una fiducia sconsiderata nella tua forza d’animo. Certo, talvolta, davanti al mare, su una spiaggia silenziosa, guardando l’altra costa davanti a te, vicina e irraggiungibile allo stesso tempo, un po’ di sgomento ti assale. E’ come il va e vieni della risacca, non fa tanto male. Ma resta.

domenica 20 agosto 2017

ESTATE

Estate
Le parole sono suono
amano il suo abbraccio
dividono i giorni
ammantano le notti.
Frinire intontisce l’estate.
Mia madre mi disse che stavo
sull’uscio
con lo sguardo perso
dentro il loro tziiitziiiitziiiiiitziiiiiiiiiiii
per ore
per giorni.
Per una vita.
Frinire lascia sempre aperta una porta
accoglie i sensi diversi
il giallo dell’arsura
il verde misurato
e antico degli ulivi
che finisce nel blu lontano del mare.
Le parole sono cicale
alberi
aria tersa o imbarazzata
di nuvole
segni
lacrime e dita scivolate
sulle spalle di un abbraccio.
Commiato e sussurri
per non cessare l’ipnosi
di un sogno.

giovedì 17 agosto 2017

DI VITA PROPRIA

Mi domando talvolta se un blog possa vivere di vita propria. Le cose scritte restano per definizione ma crescono? E se è così dove vanno e qual’è il loro destino? Un amore o una sconfitta raccontati e centellinati dentro le parole battute su una tastiera, cristallizzati in una dimensione a parte che non è quella del divenire quotidiano, emozioni così, cosa diventano poi negli occhi e nella mente di chi legge magari a distanza di molto tempo? Io sono ancora “vivo”, vi leggo e passo di qua quasi ogni giorno. Con grande inspiegabile malinconia, nessuno mi ha indotto a scrivere su questo blog, non c’è alcuna costrizione e nessun secondo fine…pare un fatto fisiologico per me. Il desiderio o il sogno di rivelazione e scambio, liberazione e confronto, analisi e gioco, riflessione e comprensione, se un blog è questo io evidentemente posso seguire solo questa corrente. Il fatto che sia una persona esigente può essere un problema ma ho pensato spesso che se questo spazio non riesce più a correlarsi col mondo nella maniera da me voluta, è meglio che resti in una sospensione infinita in attesa di una vita che verrà.

mercoledì 16 agosto 2017

Calling Elvis, there's nobody home - Tremo ancora di rabbia.




Are you lonely tonight babe?
Cristiana 2022 ha fatto il suo post di ferragosto ricordando che molti anni fa oggi moriva Elvis the pelvis. Cronaca, non ho trovato altro. Non trovo mai nient'altro lì. Quindi vi racconto una storia d'estate, una " storia sbagliata", un'altra cronaca che ci riguarda da vicino ma non solo noi due... Riguarda tutti.
Volevo postarla come commento da lei ma, guarda caso, io da lei non posso più commentare. Sono proprio affranto!  Però la capisco, quando si incontra un bieco disturbatore con me, una pecora con le emorroidi (cit. Vincenzo Iacoponi) ci si deve difendere cazzo! E poi a me non interessa più quel che scrive Cristiana, il mio commento era veramente solo un'ammonizione disturbante, lo confesso.
Un tempo io avevo un carteggio profondo e importante con Strega Bugiarda: decine di mail scambiate e tutte private. Mi fidavo ma non era messo nel conto che esistesse gente che potesse usare il mio privato in rete contro di me. Meditate  signori, padroni del web, sublimi maestri perfetti della rete. Non ricordo di aver mai avuto contatti virtuali con Cristiana, mai. Lei però da anni  nutre un astio profondo per me. Grazie cara. Tutto il tuo livore schifoso però non avrebbe potuto avere uno sfogo importante senza una mail che l'altra signora, sublime creatura della rete, dispensatrice di regole auree, protagonista tramite commenti contundenti ad hoc della mia rottura con Tereza ( al secolo Sabina K) ha inviato a Cristiana.
Gingi è stata il blogger più importante della mia avventura in rete: intuito feroce, cultura senza binari prestabiliti, passione intellettuale commovente...la mia sintassi si adagiava sulle occasioni che il suo spirito continuamente mi forniva ed io ho trascorso un buon  numero di anni tra tempeste e oasi di pace perfetta, tra litigate mostruose e riappacificazioni che ogni volta apparivano definitive. Una voce dentro mi diceva che al di là di tutto c'era un piano di intesa e correttezza che due persone come noi dovevano avere insito come patrimonio genetico.Nemmeno le avvisaglie di strane deviazioni dal corretto iter di rapporto interpersonale erano riuscite a farmi ricredere. Per tale motivo la mannaia, quando è calata, ha prodotto un danno mostruoso! Non avevo inteso ( agli uomini succede spesso) avevo a che fare con comari gelose da condominio! Arroganti personaggi da salotto radical chic, sculettanti creature di un web ridicolo e supponente.
Continuiamo questa storia paradigmatica.
Trovo per caso un paio di mesi fa, il blog di Sabina k, nick mai sentito, blog nuovo per me: abbastanza interessante con interventi di alcune voci a me già note. Non sapevo in quale incubo mi stavo infilando!
Sabina era Tereza che mi aveva già sfanculato molto tempo prima perché disse non voleva entrare in questioni personali tra me e altri. Gli "altri" erano Strega bugiarda e certi suoi interventi sul mio blog di allora.
Certo, peccato che di queste questioni io non ero l'autore ma solo la vittima occasionale.. sapete ragazzi è molto facile con commenti adeguati far crescere la zizzania in un blog. Facilissimo, basta la convinzione  che l'autore del blog sia " tuo" e gestire i suoi rapporti con l'esterno ad usum delphini. Chiaro? No? Bastano un paio di interventi ad hoc.
Guardate sono comportamenti tipicamente femminili! Non si deve dire? Ma è così signori: donne gelose (anche se mai conosciute personalmente) oppure cavalieri pronti a correre in soccorso delle pulzelle vergognosamente offese dal cafone di turno ( io) . Vero Iacoponi? Vero Sabina k? Storie stupide lo riconosco, storie da quattro soldi, senonché...
Senonchè capita che  Strega per stizza dopo alcun mie divergenze su alcuni comportamenti virtuali, dopo decine di mail di qualità e sincere ( capito strega? ) Mail frutto di una liberazione intellettuale profonda, di un gesto di fede contro una solitudine dirompente!!! Chiaro, o devo spiegare anche questo? Strega manda una mail privata a Cristiana in cui dice di me tutta la merda possibile. Cristiana conserva naturalmente ( le iene fanno così) e aspetta il momento giusto.
Quando il momento arriva, click, pubblica tra i commenti del mio blog la lettera di strega!!!!!! Quanti maledetti punti esclamativi devo mettere? Quanti ?
Una mail privata QUI, che sancisce la mia fine come blogger con tanta apparente tranquillità perché nessuno si meraviglia di ciò che legge. È come quel ragazzo ucciso ieri in discoteca a calci e pugni in Costa Brava davanti a centinaia di magnifici stronzi che guardano e non muovono un dito. Un'arena da gladiatori, lo spettacolo del sangue, Enzo Rasi lapidato e voi cari commentatori del cazzo silenziosi o sdegnosi ( perché noi con le beghe altrui...) Se non addirittura con i sassi in mano. Voi con le beghe altrui ci fate blog! Perchè molti di voi non sanno scrivere di altro.
Siete proprio della gente meravigliosa. Veramente, un povero mediocre delinquente come me non ha alcuna possibilità di ribattere e recriminare, uno la cui  intelligenza entra e sta larga in un chicco di riso, un latrato di cane rognoso etc etc( cit. Iacoponi) voi siete di una spanna o più sopra. Perdonatemi eccellenze, continuate a cinguettare tra voi... Bravo, bene, meravigliosa, mi hai fatto pensare, da tempo non leggevo una meraviglia simile, saluti, continua così.... Ma come non vi vergognate? Come cazzo potete accettare comportamenti simili?  Fate schifo, anche voi complici di un atteggiamento che fuori dal web sarebbe da denuncia vera.
Cento volte in queste settimane ho pensato dove e come avessi sbagliato per meritare tutto questo; ho fatto autocritica, ho messo in dubbio le MIE scelte, mi sono rimangiato il desiderio di scrivere questo post.
Ogni volta è bastato rileggere quella lettera e quella serie di commenti! Il vomito e la rabbia salivano a sommergermi.
Devo ringraziare la signora Cerrito e Cristiana, l'una per aver scritto la lettera e l'altra per averla pubblicata...Grazie non mi darete mai più l'occasione di ripensarci. Tutti voi continuate a scrivere e a commentarvi con gioiosa sollecitudine, non è successo nulla,uno di meno stronzo per giunta, come stai Sabina? Gioia che belle cose mi dici, Franco hai ragione, Vincenzo come va, aspettavo il tuo nuovo post... Un po' di caffè? Due meringhe? Hai letto le cose orribili di Rasi? Che gente Dio mio, che gente, ignoriamolo, isoliamolo. Ignoratemi certo, nel vostro doppiogiochismo funziona così: una classe eletta che può permettersi qualsiasi cosa come la turpe scelta di pubblicare il privato e riderci sopra e una moltitudine di poveri e tremebondi idioti che devono solo star zitti o sparire!
Avete tutta la mia eterna disistima. Quello che trovate da Iacoponi è molto di più come insulti nei miei confronti dei quattro pannicelli caldi che leggete qui- Da Sabina non troverete niente, i post ( dal 4 al 7 giugno 2017) sono stati secretati. La lettera di Strega a Cristiana si trova nel link.
Altrimenti continuate così, durerete poco. Io non potendo fare altro invierò il link di questo post a tutti i vostri contatti. Mi avete trattato come una scoria avariata, il web lo so bene non muoverà un dito, neanche un alzata di ciglio ma il web DEVE sapere chi e come siete.
Buon ferragosto.

sabato 12 agosto 2017

IL GIA' SCRITTO - TEREZA FACEVA FINTA DI NON SAPERLO

Per tornare a scrivere è necessario, almeno per me, credere che il nuovo abbia un senso non solo per chi legge ma anche per chi scrive: io l’ho perso forse definitivamente e sopravvivo su questo e altri blog rieditando me stesso. Sono diventato insopportabile? A volte credo di sì , sento il peso di un trascinamento incomprensibile e lacerante. Ma esiste anche la coscienza di non aver detto abbastanza, non nel modo giusto, di non aver voluto per una malintesa forma di educazione virtuale attaccare una certa fauna che vive all’ombra della blogosfera. Non si tratta di un fatto meramente culturale bensì di una dimensione educativa che sfugge al controllo della cultura in senso stretto: è l’incapacità di ascoltare, la volgarità di sentirsi, senza merito alcuno, di varie spanne superiori all’altro. Lo dissi tempo fa, non legge più nessuno nemmeno chi con enorme sussiego afferma sul suo blog di essere un bibliofilo. C’è una forma di cecità ideologica che impedisce la reale apertura sulle prospettive di scambio e condivisione che sembravano connaturate al mezzo blog; è esattamente questo che, personalmente, mi ha ucciso, il contatto continuo con persone cui è possibile solo concedere un falso apprezzamento stando ben attenti a non commettere nemmeno il più piccolo errore di battitura, a non mostrare mai le radici del proprio pensiero e della propria vita. I blog come diari virtuali ingessati dalla prepotenza altrui, la necessità assoluta di restare dentro i binari che altri hanno posato per far correre le nostre parole. Di cosa dovrei scrivere oggi? Certamente di politica o di libertà di stampa. Di storia, di poesia… quale? Di una storia raccontata da sempre ad uso e consumo di una parte, di una poesia che invece di volare sopra si perde nei vicoli di una sintassi scontata? Di quale politica? Quella che ha perso tutti i punti di riferimento e perpetua se stessa nei modi e nei tempi di sempre? Quella che non usa il compromesso lecito ma sfrutta il potere di esserci nel modo più bieco? La libertà di stampa ad uso e consumo di una parte pronta, al momento opportuno, a rinnegare il ciclostile da cui è nata e negare, negare fino alla nausea tutto, parole, fatti, storia…persone? Pubblico il già scritto io, quello che scrissi quando ancora ci credevo; lo faccio perché mi piace vederlo sulle pagine di questo monitor, amo accarezzarlo nella speranza che una nuova musica o una nuova immagine si poggino finalmente sull’idea intima che solo io possiedo di ciò che ho composto. Non voglio aver più l’assillo di doverlo spiegare o difendere dalla barbarie di molti, ho chiuso alla possibilità di un “normale commento” ; la scrittura sta lì, per tutti anche per chi sente e vede solo ciò che è conforme alla sua natura. Non credo più ai commenti, non mi riconosco quasi mai in essi: a dirla tutta io non mi riconosco in nessuna delle cose che mi attorniano socialmente e virtualmente. Nutrivo una speranza, un desiderio, dieci anni fa pensai di poterlo finalmente esaudire, adesso quello che sogno è di poter tornare ad amare il sogno.

mercoledì 9 agosto 2017

IL PUNTO

Troppe domande, nessuna domanda. Dovrei fermarmi ma temo la gabbia del tempo e dell'inutilità: continuare nonostante tutto recita al nulla la litania del tutto pieno. Serve più di quanto non si creda! I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell’odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta. Sono soltanto più immediati. A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa. Bugie, volute o trovate lungo la strada, strumentalizzazioni a gogò, il tutto condito da una sana superficialità che è rimasta l’unica ancora di salvezza in un paese che altrimenti sarebbe da mettere in liquidazione da subito. Il fatto che io senta con chiarezza che ciò che scrivo si perda per strada appena lo batto sulla tastiera non è un vezzo da piacione del cavolo: io sento che è così. Arriva poco dell’universo che mi gira dentro e, in genere, solo la parte più scomoda e conflittuale. Per dirla in altro modo, arriva solo la mia componente snob, critica, quella che mi fa apparire un arrogante ante litteram arrivato non si sa come in un ambiente di gente tranquilla e “normale”. Se fosse diversamente la blogosfera, me compreso, sarebbe un eden salvifico in cui ognuno potrebbe liberarsi e migliorare. Non si può fare blog diversamente da come è nato: ci vogliono i contatti, servono interlocutori, cultura in senso lato, positività, curiosità e una buona dose di autocritica. Un blog è questo, diversamente è qualche altra cosa non facile da definire. Prendo nota della situazione e mi do da fare: avevo provato ad allargare i confini, che volete farci la mia cultura giovanile del tutti dentro e tutti possibili fratelli mi ha segnato profondamente. MA NON FUNZIONA! Così il mio blog diventa più ingestibile del suo autore: io non ho ancora trovato il linguaggio che funga da esperanto universale quindi ritorno all’italiano del novecento. Le puntate nella lingua siciliana spero che me le perdoniate come un vezzo che mi scalda il cuore…tra l’altro non me la sentite pronunciare e, senza l’audio una poesia di Buttitta per esempio perde la metà del suo fascino (meno male che il fascino è molto grande). Se dovessi prendere come premessa indispensabile la comunicabilità, la piacevolezza, l’educazione, la cultura simile, l’elasticità mentale e il sottile erotismo di certe situazioni, questo blog ne uscirebbe stravolto; quindi me ne frego e continuo così, un colpo al cerchio e uno alla botte. Voglio anche dirvi che dobbiamo essere comunque soddisfatti della “nostra blogosfera” italiana: da qualche tempo frequento altre spiagge del web. Per forza di cose sto sfogliando la blogosfera pubblicata in quelle lingue… quasi sempre penosa! I blog in lingua anglosassone sono zeppi di presunti scrittori che si autocomplimentano a vicenda e pubblicano incredibili storie fantasy o fantascientifiche, piene di guerrieri dalle armature lucenti, marziani verdi, o amanti davanti al mare pronti a recitare l’inutile refrain di una fiction. La forza e la bellezza vera di alcuni blog presenti dalle nostre parti costoro se la sognano. Esiste anche un problema di tempo ed uno, più subdolo, di stanchezza psicologica: tenere troppe porte aperte fa corrente e rischio una polmonite. Nel frattempo i commenti di insulti continuano ad arrivare come un indispensabile corollario del mio essere blogger da quando sono entrato in rete. Se e quanto sono degno di stare qua non devo dirlo io: mi diverto ancora e la mia capacità di arrabbiarmi è immutata, per un blogger mi sembrano doti indispensabili. Vengo preso sempre più spesso da un senso di lontananza e malinconia di cui qui trapela solo una parte, i post migliori li sto pubblicando nascosti tra le pieghe di alcune risposte altri ancora sono chiusi nell’archivio di una vita che ho conservato per spenderla nella mia incipiente vecchiaia.